Investite i capitali in tecnologia e ricerca
Sta crollando anche l'export italiano? Sì e no, dice una ricerca Unioncamere. Si perdono alcune destinazioni, come tipicamente gli Usa, sia per la profondità della crisi sia per le misure protezionistiche in gestazione, o come Turchia e Ungheria per ragioni valutarie, ma continua la marcia di altri come l'India, il Brasile e in parte anche la Russia. Il Bric sarebbe ora un Bri, visto il parziale declino della Cina. Il presidente di Ucimu (macchine utensili, robot, automazione, componenti) Giancarlo Losma, che presiede l'omonima azienda di Curno (Bergamo), dice che comunque il calo degli ordini esteri nel quarto trimestre 2008 è stato del 39,2%, rispetto allo stesso periodo del 2007: un crollo simile e così concentrato non si era mai visto, anche se i produttori di macchine utensili sono abituati ai cicli decennali. Tuttavia gli ordini a portafoglio fanno sì che le previsioni per il 2009 non siano così catastrofiche: si parla di -5,7%, ma con un recupero di quota sul mercato interno, dove le consegne vedranno un -7,2% contro un calo dei consumi al -12,3%. Impressionante tuttavia la crescita dell'export in certi mercati come il Brasile (+140,3%) e la Corea del Sud (+98.7%). Il dato Unioncamere trova una puntuale conferma da un associato Ucimu, l'ing. Mario Prette, titolare della Metrel (macchine di misura) di Cornate d'Adda (Monza), fornitore della grande industria meccanica, automobilistica in particolare, che esporta impianti di produzione in vari paesi. Grazie appunto a India e Brasile l'azienda ha concluso un 2008 record e ha un portafoglio ordini che fa pensare a un 2009 ancora migliore. E se andasse avanti l'accordo Fiat-Chrysler si aprirebbe anche il mercato nordamericano. Si affaccia un problema finanziario, perché si allungano i termini di pagamento. Ancora una volta sarebbero le banche, già in buona misura responsabili della crisi, a ripercuoterla sull'economia reale attraverso restrizioni al credito all'industria. Si può azzardare allora un'ipotesi: forse la nostra industria meccanica di beni strumentali, che vive ora di ordini originati in anni più floridi, riesce a arrivare indenne, e forse addirittura a crescere, fino al mitico 2010 dal quale ci si aspetta una ripresa e quindi a colmare il vuoto. Sarebbe salvata dall'inerzia e dai conseguenti tempi lunghi degli investimenti.
Qualcosa di simile dice Angelo Fracassi, presidente di Assobiomedica, tecnologie biomediche e diagnostiche (dalle siringhe al Tac). Ci sono mercati che rispondono immediatamente alla crisi, altri che hanno tempi più lunghi, dovuti a piani sanitari a medio termine, sorretti da sistemi-paese efficienti. Non come il nostro, dove si pagano le fatture a un anno e c'è persino una regione, la Campania, che pretende di proibire il ricorso ai tribunali in caso di insolvenze.
Per recuperare sui mercati esteri ci vogliono tecnologie nuove, quindi spese di ricerca. Difficile sostenerle in una situazione di drammatica incertezza.
Fonte: Corriere.it




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