La “porno libertà” del blogger cinese
Che titolo birichino, no? Già, avete ragione: dipende tutto dal fatto che l'altro ieri leggevo sul sito del Messaggero (ma la notizia è stata ripresa anche altrove) che “Pechino rinvia il filtro contro i siti porno” e i blogger insorgono “contro la censura”.
Cos’è accaduto? Presto detto: una vigorosa protesta di artisti, blogger e internauti ha indotto il governo cinese a procrastinare il provvedimento che obbligherebbe ad installare su tutti i computer di nuova acquisizione Green Dam (ossia “Diga Verde”). Il software in questione è finalizzato a filtrare i contenuti web al fine di bloccare quelli pornografici. Il che evidentemente deve incontrare – anche nella non cattolica galassia gialla – un certo favore, se il governo pensava di avvalersi di quella soluzione per garantirsi in maniera meno palese anche una feltratura dei contenuti “politically uncorrect” per il partito unico al potere.
Insomma, internauti vs dittatori 1-0.
Mi viene da sorridere, pensando a come gioirebbe il Divin Marchese: ancora una volta, nella storia, lo “sregolamento dei sensi” (l’espressione però è di Rimbaud) va di pari passo con il libero pensiero. Chissà se oggigiorno in Cina andrà ancora di moda definire “gola profonda” quelli che “parlano troppo”, anche in campo politico (come nel film Tutti gli uomini del Presidente)?
Che gustoso déja vu… Una parte di me (un po’ birichina, sì) pregusta il rinascimento di una golden age del “porno d’autore” che, a più di trent’anni di distanza dalla rivoluzione sessuale, torni a caricarsi di valenze politiche contro, come accadeva ai tempi di Ultimo Tango a Parigi o del pasoliniano Salò, persino nella “sazia e disperata” società del web 2.0. Povero Gerard Damiano: pensate, il regista di Deep Throat sarebbe morto solo un anno prima del definitivo revival!
La parte di me consacrata alla narrativa di fantascienza, invece, sta immaginandosi il volto del super hacker che in questo momento starà già progettando in segreto una versione tutta italiana di Green Dam: quella in grado di distinguere con precisione i contenuti porno da quelli politici!
Ma la querelle cinese ci ripropone un altro tema centrale nell’evoluzione dei mass media e dell’informazione: come da noi Beppe Grillo sostiene da anni, la rete sta diventando il vero strumento d’informazione globale, su cui nessuno – né governi dittatoriali né integralismi religiosi, né eserciti belligeranti né grandi aziende – può più esercitare il controllo totale né la censura preventiva cui son soggetti gli oculatissimi direttori di quotidiani e tv nazionali. Sarebbe troppo costoso per il resto del mondo, nessuno lo accetterebbe più. E nessuno può più restare completamente isolato.
Da Internet quindi apprendiamo se gli iraniani insorgono contro elezioni-farsa, se in America i consumatori boicottano prodotti dannosi alla salute, o appunto se i cinesi si ribellano con armi digitali e pacifiche a una burocrazia totalitaria.
Grillo desume da questa realtà (oltre che dall’andamento dei relativi investimenti pubblicitari) l’imminente fine dei giornali “classici”. Che sia il caso di festeggiare (come fa lui) o meno, questo ci imporrebbe però di riprendere in mano la questione dell’attendibilità delle fonti delle informazioni che il web ci riversa generosamente da ogni dove, perché verrebbe a mancare (più di quanto non manchi già oggi, certo) quel filtro e quella verifica che effettua (o almeno dovrebbe effettuare) il giornalista serio prima di divulgare una notizia al pubblico.
In rete infatti siamo tutti “informatori” quanto lettori: spesso i giornali stessi copiano i blogger, terreno di esperti e fan di qualsiasi cosa, pronti ad offrire al mondo una conoscenza maniacale e approfonditissima su qualunque argomento: cinema erotico o storia dell’aeronautica della Seconda Guerra mondiale, letteratura cinese, foto d’arte o… magari, analisi delle connessioni fra mafia e politica. Ma chi filtra tutto ciò e ne verifica attendibilità e correttezza? Nel momento in cui ci si basa sulle informazioni provenienti dal web per scelte politiche, azioni con conseguenze giuridiche, affermazioni pubbliche etc., non possiamo non vagliare attentamente a che fonti stiamo dando credito.
Mentre i cinesi combattono la loro battaglia, perlomeno su barricate ben delineate e riconoscibili, a noi “uomini liberi del
Sceglieremo la “libertà sadiana” o la “meditata censura”?
E, mentre ci poniamo questo interrogativo, prima di rispondere, chiediamoci anche: quanto ha pesato la parola “porno” nel titolo sulla scelta di aprire quest’articolo?




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Commentadi Carolina Guerrieri
25 Settembre 2009
Rispondo all’ottimo post di Mario invitando alla lettura di un articolo pubblicato su Corriere.it (http://chelseamia.corriere.it/).
Il testo riporta una serie di riflessioni raccolte tra i partecipanti alla giornata di studio promossa dall’Oxford Institute - “The Oxford Social Media Convention 2009” - per valutare “l’evoluzione, l’impatto, il potenziale” dei social media – quindi i blog, Facebook, Twitter - del “citizen journalism” - il lavoro da reporter fatto dai comuni cittadini - che stanno incrinando il tradizionale mondo dei media.
Tra le tante considerazioni sul fenomeno Internet, non credo sia casuale che le più stimolanti siano proprio relative la questione cinese e il tema dell’attendibilità delle fonti, della fine del giornalismo cartaceo.
Un docente della Georgetown University sottolinea come le parole web e democrazia non siano sinonimi tant’è che in Cina ci sono innumerevoli blog creati dal governo per condizionare l’opinione pubblica mentre un una persona del pubblico profetizza che “La Terza Guerra Mondiale sarà combattuta fra la Cina e Internet!".
Parlando di giornalismo e dunque di valore delle informazioni, credibilità degli interlocutori, autorevolezza delle fonti la parola che ricorre è ‘fiducia’.
Come posso fidarmi di quanto afferma sul web un citizen journalist? Innanzitutto chi è? E’ un esperto? Quanto dichiara è un’opinione personale o un fatto riportato con oggettività? Quali sono le chiavi di lettura per comprendere questa differenza.
Una volta la fonte, la firma apposta in coda agli articoli di un quotidiano o di un servizio radiotelevisivo ci dava – forse illudendoci – una certezza di attendibilità. Lo strumento stesso era affidabile perché vigilato da un’autorità garantista. Chi controlla, chi filtra, chi verifica quanto viene riportato in rete? Non tanto su blog o siti personali ma in contenitori editoriali che dichiarano di essere ‘mezzi di informazione ufficiale’?
(Qui potremmo aprire un altro dibattito sul controllo delle fonti, che sappiamo bene in certi casi è palesemente pilotato, ma non è questa la sede; ragioniamo partendo dal presupposto che esista una correttezza etica).
Se è vero e indiscutibile, come dice Beppe Grillo, che la rete sta diventando il vero strumento d’informazione globale, è altrettanto vero che l’informazione non è giornalismo, che non ci si improvvisa giornalisti: questo è un mestiere che si impara e che deve essere svolto con professionalità.
Concludo riportando un’ultima dichiarazione raccolta durante il convegno dell’Oxford Institute rilasciata da un docente dell’Università dell’Arizona: ‘…una delle maggiori attività sul Web è ancora oggi navigare sui siti porno’…e quindi rispondo all’ultimo quesito di Mario dicendo: ebbene sì, la parola porno è ancora di grande attrattiva e questo ahimè è cosa nota e risaputa…
Aprendo ogni giorno l’home page dei principali quotidiani online, metà delle notizie – che siano di cronaca, spettacolo, attualità – contengono una parola accattivante relativa alla sfera del sesso e questo solo per attirare l’attenzione dei lettori e quindi aumentare il numero dei visitatori.
di Attilio A. Romita
24 Settembre 2009
L'uomo, per effetto di quel 2% di DNA che lo distingue da un animale, ha nella scatola cranica un organo capace di una operazione importantissima: le correlazioni logiche.
Per effetto di questa capacità la parola PORNO è sicuramente stata una spinta a leggerlo. Ma questa spinta potremo legarla anche al primo 98% del nostro DNA.
Poi siamo entrati nella seconda parte della nota, quella concettosa.
Circa 6 secoli fa un certo Gutemberg, imparò a d usare i caratteri mobili e, di fatto, rese possibile una stampa economica e quindi una cultura facilmente diffondibile.
Le persone cominciarono a leggere e si cominciò a scrivere di tutto, reale o immaginario, vero o falso, bello o brutto. La scarsa diffusione delle informazione non rendeva facile discriminare la verità dall'invenzione, come è sempre stato, ma un qualcosa di scritto assumeva solo per questo una qual garanzia di certezza. Questa certezza è durata sino ad i nostri giorni quando qualcuno che ci riportava una notizia, aggiungeva a mo di sigillo: " l'ho letto sul giornale".
La certezza della notizia, come la certezza del diritto, sono delle certezze in cui tutti vorremmo credere, ma che continuamente "il mondo" prove, e spesso riesce, a distruggere.
La stampa "normale" ci eroga giornalmente milioni di notizie e noi abbiamo imparato, proprio usando la capacità di correlazione, a valutare quanto una frase letta può essere vera. La leggenda, che vorremmo fosse un assioma, che una notizia è verificata prima della pubblicazione è una leggenda metropolitana continuamente alimentata dai fatti. L'unica cosa abbastanza sicura è che un giornale è diventato autorevole e quindi abbastanza credibile perchè "non è stato colto in castagna troppe volte". E questo vale per la cronaca, per la politica la nostra capacità di correlazione e scelta ci aiuta a tarare la notizia stampata con le tendenze note del giornale e quindi a fare una tara.
Il web antico ed il web 2.0 sono nuovi strumenti che hanno insieme un grande vantaggio ed un enorme difetto:
le notizie circolano velocissime e non sono facilmente verificabili.
Forse è proprio la velocità che rende più facile le correlazioni in quanto molte persone leggono la notizia, la commentano, la criticano, la supportano e tuttociò ci aiuta a misurarne la possibile veridicità. Un paragone che può servire per capire questo assunto: un nuovo modello di auto esce dalla fabbrica provato e riprovato da 100 autisti esperti; poi va in mano a 10000 utenti molto imbranati ed in poco tempo escono tutti i difetti.
Passiamo ora all'idea che il web ucciderà i giornali di carta: è possibile. Ma non abbiamo pianto quando le tavolette di cera sono state sostituite dal papiro e poi dalla pergamenena, dalla carta, etc., ora non ci servirà più abbattere le foreste per fare la carta, siamo diventati bravi ad inquinare in modo diverso .....è il ciclo del mondo che continua.
Per concludere, e tornando all'inizio, è il significato legato al segno grafico che fà scattare la nostra mente e ci spinge a leggere una nota, poi la valutiamo e, magari apprezziamo quel trucco grafico-letterario, la parola PORNO, che ci ha spinto a leggere la nota.
In fondo l'essere umano è fatto di testa e pancia e, talvolta, è piacevole lasciarsi trascinare dalla ...pancia.
AAR
Attilio A. Romita