Ma sarà vero? Io non credo.

Da un recente studio, condotto da un gruppo di neuro scienziati del Brain and Creativity Institute della University of Southern California, è emerso che le emozioni collegate al senso etico e le decisioni legate a questo tipo di emozioni vengono elaborate dal nostro cervello lentamente. Di fatto, secondo gli scienziati: “il costo emotivo della tempesta di informazioni che subiamo oggi, specie in un cervello ancora in formazione, è troppo alto nell’era dei social network”.  I tempi della comunicazione digitale infatti non sembrano rispettare quelli umani e nel caso di azioni e reazioni con implicazioni etiche questa disparità corre il rischio di diventare particolarmente significativa. Questi risultati portano a una riflessione importante: la morale e l’etica si scontrano dunque con l’evoluzione tecnologica e l’innovazione? Prima ancora di darmi una risposta mi trovo a pensare che sono venuta a conoscenza di questo studio proprio su Internet, che utilizzo quotidianamente. Era un articolo di Emanuela Di Pasqua pubblicato sul corriere.it e ripreso in diversi blog,  dove ho avuto l’opportunità di conoscere l’opinione di molte persone che, come me, lo hanno letto e diffuso a loro volta, favorendo la discussione dell’argomento, il confronto e quindi la comune riflessione.La Rete, i blog,  i social network, in quanto spazi di partecipazione attiva, implicano un'attenzione e una responsabilizzazione forte nella genesi e nell'elaborazione delle emozioni e delle opinioni, cosa che non avviene con i media tradizionali, dove ci si trova spesso, e inconsapevolmente, a subire passivamente e in modo concitato le informazioni e le stimolazioni. Il web 2.o, i suoi forum, le chat e i social network sono degli strumenti  ibridi che hanno al loro interno sia le pratiche sociali sia le innovazioni tecnologiche, che viaggiano insieme e sono quasi indistinguibili.  Sono strumenti che favoriscono un alto grado di responsabilizzazione e di elaborazione dei contenuti. La cultura della convergenza genera diffusione e condivisione del sapere: può concorrere alla formazione di una coscienza morale più ampia che abbraccia a livello globale idee e opinioni di milioni di persone? Non sta forse a noi sfruttarne tutte le potenzialità per sviluppare un senso etico condiviso che ha in sé la pluralità della Rete?

ritratto di Massimo Melica

di Massimo Melica
26 Aprile 2009

Credo che l'argomento meriti una maggiore riflessione cha parta da una netta separazione tra "fattore tecnologico" e "fattore umano".

Nel primo caso potrò parlare di opportunità offerte dallo strumento, nel secondo caso di etica nell'uso dello strumento.

Il social network o il web 2.0 oggi rappresentano di fatto applicazioni che offrono, a seconda il contesto degli utenti, risultati e soluzioni differenti.

Affinchè lo strumento possa generare una "convergenza sociale" o "convergenza culturale" su temi etici, occorrerà attendere ancora qualche anno, in attesa di una una maggiore diffusione delle nuove tecnologie della comunicazione digitale.

Tuttavia possiamo, senza dubbio, affermare che oggi siamo chiamati a dare degli indirizzi etici e consapevoli su ciò che sarà il web del futuro sempre meno disciplinato dalla tecnica e sempre più influenzato dall'uomo attraverso il ricorso normativo.

 

 

 

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